Il problema della relazione tra processi mentali e attività cerebrale è stato a lungo dibattuto nel pensiero filosofico e successivamente affrontato dalle indagini delle neuroscienze.
Il punto di vista neuroscientifico sostiene che tutti i processi mentali sono resi possibili dall’attività cerebrale secondo una relazione di tipo diretto tra eventi neurofisiologici e fenomeni mentali. Secondo questo approccio, ogni processo psicologico individuato da descrizioni interne o esterne al soggetto dovrebbe essere descritto anche in termini del substrato biologico corrispondente, che è dato in primis dall’attività dei neuroni cerebrali (in termini di morfologia e sviluppo) e dalle loro interconnessioni. Queste ultime sono rese possibili da un sistema di trasmissione elettro-chimica delle informazioni da un neurone all’altro che rimanda all’intervento di una fitta rete di molecole specifiche (neurotrasmettitori, neuroregolatori, fattori di crescita) preposte alla conduzione e alla regolazione degli impulsi nervosi.
Lo sviluppo dei neuroni e la sintesi delle sostanze chimiche con loro varianti sono inoltre sottoposti a controllo genetico. A loro volta fattori ambientali nel corso dello sviluppo e dell’intera vita umana possono interferire con l’espressività dei geni (alcuni sono tradotti in prodotti specifici, altri rimangono silenti) e quindi influenzare direttamente il funzionamento del sistema nel suo complesso, anche se non viene modificata la sequenza del DNA originario.
Da queste premesse consegue la possibilità di ricerca, sia su un piano teorico che clinico-applicativo, di correlazioni tra singole attività mentali (ad esempio un contenuto ideativo, una modificazione emozionale, un aspetto comportamentale o un sintomo psichiatrico ) e l’integrità anatomica o la prestazione funzionale di elementi neurali di crescente complessità (reti e circuiti neurali, reti di reti neurali, aree cerebrali circoscritte o emisferi cerebrali), anche tenendo conto delle variazioni dei mediatori neurochimici che risultano associati alle catene neurali.
Quanto sopra al fine di poter mettere a punto interventi di correzione del funzionamento alterato con strumenti di tipo farmacologico o psico-neuro-riabilitativo.
Il limite di un approccio di studio esclusivamente biologico è quello di non riuscire a fornire alcun contatto con i vissuti psicologici soggettivi che sono associati al funzionamento dei circuiti neurali e scarsi contributi alla decifrazione delle variazioni qualitative dell’esperienza e della trama socio-relazionale in cui questa è inserita.
Esse rimandano ad alterazioni di strutture e dinamiche psichiche soggiacenti al sintomo difficilmente o non ancora aggredibili da terapie monodimensionali. Ciò significa che chiarire progressivamente gli aspetti neurofisiologici dei processi non significa affatto aver risolto il problema dell’emergere dell’attributo della coscienza né della comprensione psicologica profonda dei processi mentali secondo un pensiero e un sentire individuale. Inoltre, per la sua natura specifica, l’approccio neurobiologico da solo non può includere aperture verso altre rilevanti dimensioni dell’umano, quali gli aspetti soggettivi propri dei modelli di riferimento valoriale, delle idealità, della spiritualità, del rapporto con la natura, con il sacro e della contemplazione della bellezza.
Differenti livelli di spiegazione, che provengono da riflessioni teoriche filosofiche e approcci psicologici puri, in primis fenomenologici e psicoanalitici, prendono in considerazione la possibilità che gli aspetti psicologici emergenti non abbiano la stessa natura degli aspetti neurali e che non siano ad essi accostabili o con essi commensurabili. Ne consegue che debbano essere trattati con mezzi propri.
Per superare una contrapposizione dagli effetti paralizzanti, è stata proposta una terza soluzione di tipo pragmatico. Essa ammette una sorta di dualismo operazionale, cioè la possibilità di considerare eventi fisici e processi mentali come due facce distinte della stessa realtà, ma esplorabili e accessibili alla conoscenza con metodologie di tipo diverso, che possono anche essere associate tra loro. Questa prospettiva viene estesa in campi applicativi e utilizzata nei modelli terapeutici di intervento integrato in psicologia, neurologia e psichiatria.