Il colloquio con ascolto psicoterapico in psichiatria
Qual è la differenza tra visita psichiatrica e colloquio con ascolto psicoterapico?
La visita psichiatrica e il colloquio psichiatrico ordinario sono rivolti a ottenere informazioni sullo stato psichico generale del soggetto, con riferimento ai contenuti del pensiero, della sensorialità percettiva, dell’umore e dello stato affettivo, delle capacitò di introspezione, critica e giudizio e sulla particolare strutturazione dei tratti del temperamento e del carattere, normali e patologici. Tale valutazione preliminare è la premessa necessaria per la conoscenza dei sintomi soggettivi e comportamentali proposti all’osservazione, che possono poi organizzarsi in quadri più complessi di sofferenza soggettiva. Questi diventeranno il bersaglio di interventi terapeutici di tipo farmacologico, psicoterapico o riabilitativo. ll medico psichiatra, oltre che del contatto verbale con il paziente e della ricostruzione della sua storia personale e familiare, può anche avvalersi dell’uso di scale di valutazione e questionari diagnostici.
I colloqui psichiatrici con ascolto psicoterapico, da proporre in tempi successivi rispetto al primo contatto, tendono invece a superare il riferimento al complesso dei segni e dei sintomi del quadro morboso -definito in senso strettamente medico- e della analisi delle diverse dimensioni descrittive del temperamento e del carattere, per offrire al paziente, attraverso forme di ascolto partecipe e non giudicante, a partire da parole e immagini, uno sguardo iniziale sugli antecedenti del sentire e dell’agire umano che si trovano al di sotto del piano della consapevolezza ( pensieri, sentimenti, emozioni, conflitti emozionali e motivazioni). Inoltre, si cerca di favorire un collegamento tra il piano dei sintomi e le modalità antiche di relazione interpersonale riprodotte nelle interazioni del soggetto nel presente con le persone significative della sua vita affettiva e lavorativa, con un rimando preciso dal passato al presente e viceversa.
In funzione poi della formazione professionale del terapeuta, l’attenzione potrà essere maggiormente focalizzata o sul piano dei principali conflitti emozionali e relazionali o sul richiamo degli schemi di comportamento ripetitivi e distorti connessi con una particolare strutturazione di personalità, che può essere di tipo nevrotico, pre-depressivo o pre-psicotico.
A differenza che nelle psicoterapie più strutturate, i colloqui con ascolto psicoterapico si caratterizzano per la possibilità di: a) limitare l’instaurarsi di legami con forte dipendenza del soggetto dal terapeuta; b) contenere la regressione del paziente verso il riesame del passato remoto e dei primi anni di vita; c) evitare l’analisi dei movimenti di transfert e controtransfert, pur essendo necessario da parte del terapeuta una approfondita comprensione della natura dei conflitti psichici del paziente d) restituire al soggetto quanto si è compreso in forma semplificata e accessibile ad una rapida assimilazione, al fine di favorire un cambiamento emotivo e comportamentale.