Premessa
I disturbi mentali sono un insieme eterogeneo di disturbi medici e psicologici. Essi non dipendono da una sola causa, ma dall’interazione tra diversi fattori: biologici, psicologici e ambientali. Alcuni hanno sicuramente un’etiologia preminente di tipo cerebrale organico, per cui sono individuati markers biologici Altri riconoscono cause rilevanti di tipo psicologico-conflittuale. Altri ancora hanno una genesi mista, in parte organica, in parte psicogena e in parte socio-ambientale. I disturbi mentali propriamente detti devono essere differenziati da una serie di disturbi più lievi, detti sotto-soglia, e da una serie di condizioni di disagio psichico che rientrano nella normalità.
I fattori biologici consistono in un complesso intreccio di fattori genetici, alterazioni reti neurali e circuiti cerebrali, squilibri neurochimici e segnali sistemici tra corpo e cervello.
Prendendo in considerazione il funzionamento mentale ordinario, rilievi neuropatologici, di tipo neurochirurgico e derivati dalle immagini neuroradiologiche del cervello (TAC cerebrale e Risonanza Magnetica) hanno suggerito una precisa correlazione tra l’integrità di alcune aree e circuiti neuronali e lo sviluppo di determinati processi essenziali per la vita di relazione dei soggetti umani. Semplificando molto, possiamo dire che sono state specificate tre grandi categorie di reti e circuiti neurali: le reti che si ritengono implicate nelle funzioni cognitive, che comprendono i processi mentali superiori, le reti associate alle funzioni affettive ed emozionali e le reti accostate alle funzioni motivazionali, in più stretto rapporto con i comportamenti verso obiettivi. Questi sistemi anatomo-funzionali sono ipoteticamente associati allo sviluppo di processi mentali sia di tipo automatico sia di tipo controllato e cosciente.
Per ciò che riguarda gli aspetti patologici, l’insorgenza dei disturbi mentali comuni (come ansia e depressione), dei disturbi maggiori (come schizofrenia e disturbo bipolare) e di molti disturbi della personalità è posta in relazione con una vulnerabilità di base, che coincide con una predisposizione genetica a sviluppare sintomi di disagio psichico di tipo generico, su cui poi agiscono stressor ambientali e influenze dei contesti di vita, sociali e culturali, con possibile espressività di un danno biologico.. La vulnerabilità di base consiste in differenti alterazioni dello sviluppo neurologico del soggetto, che sommandosi alle alterazioni dello sviluppo psicologico possono condurre in tempi diversi all’insorgenza di disturbi dell’ideazione, dell’umore o del comportamento. Le principali modificazioni correlate a questo stato sono:
- Disregolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene: è lo strumento di regolazione dell’increzione di cortisolo, l‘ormone del risveglio mattutino, che regola il metabolismo, controlla la pressione e modula la risposta immunitaria;
- Neuro-infiammazione: risposta immunitaria e difensiva di cervello e midollo spinale che se cronica o persistente danneggia i neuroni e il funzionamento mentale-cerebrale. L’attivazione immunitaria coinvolge le cellule della microglia, che se iperstimolate producono citochine infiammatorie e radicali liberi, con danno conseguente del funzionamento cerebrale. Sul piano dei sintomi, si manifesterà principalmente con stanchezza mentale, confusione e alterazioni dell’umore;
- Passaggio da sinaptogenesi a esagerata delezione delle sinapsi; cambiamenti volumetrici nelle aree cortico-limbiche e alterazioni della densità post-sinaptica;
- Anomalie dei sistemi dei neurotrasmettitori: i messaggeri chimici del cervello ( come dopamina, serotonina, noradrenalina e glutammato) risultano sbilanciati per maggiore o minore disponibilità oppure mal regolati nelle loro funzioni sinaptiche.
Nel corso della vita adulta, le principali disfunzioni ipotizzate dal punto di vista neurobiologico possono essere sintetizzate come:
- Disregolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Lo stress cronico attiva queste connessioni e genera uno stati di infiammazione sistemica e di neuro-infiammazione che incidono sull’equilibrio psichico del soggetto
- Anomalie del sistema dei neurotrasmettitori e disfunzioni recettoriali (che interessano dopamina, glutammato, NMDA)
- Alterazioni nelle reti cortico-sottocorticali che regolano i rapporti tra dopamina e glutammato
- Alterazioni di reti neurali e circuiti cerebrali: circuiti neurali dell’ansia, circuiti limibico-corticali della gratificazione basati sulla dopamina, reti dell’attenzione ventrale messe in rapporto con il fenomeno della Salienza ( capacità di attribuire significato più o meno rilevante agli stimoli ), reti del controllo fronto-parietale ( inibizione di stimoli distraenti, flessibilità mentale e capacità di risoluzione di problemi )
- Alterazioni della struttura e/o del funzionamento di aree cerebrali specifiche che svolgono compiti specifici: corteccia pre-frontale dorsolaterale, corteccia pre-frontale dorsomediale, corteccia del cingolo anteriore e corteccia dell’insula, strutture limbiche (amigdala, ippocampo, nucleo accumbens, corteccia orbitofrontale mediale e laterale. Le difformità rispetto a una media statistica sono riferite ai seguenti parametri: densità di materia grigia e organizzazione sinaptica, vascolarizzazione, connettività e quantità di cellule gliali.
- Asse intestino-cervello: il microbiota intestinale comunica con il Sistema Nervoso Centrale tramite metaboliti e neurotrasmettitori. Le alterazioni della flora batterica intestinale (disbiosi) influenzano i processi infiammatori e la salute mentale.
In ogni caso, si deve ricordare che i processi mentali complessi richiedono la collaborazione simultanea di vaste aree cerebrali , se non degli interi emisferi. La capacità del cervello umano di elaborare le informazioni nel loro insieme, anziché frammentarle e analizzarle singolarmente, permette una percezione olistica degli stimoli cognitivi che si estende alla comprensione del contesto e dei rapporti interpersonali. L’elaborazione olistica è strettamente legata a processi “top-down” (dall’alto verso il basso), che permettono di utilizzare aggiuntivamente per l’ interpretazione dei dati la memoria, il pensiero astratto e le aspettative globali.
Studi recenti con Risonanza Magnetica Funzionale dimostrano per queste forme di operatività il coinvolgimento di reti cerebrali estese e di circuiti distribuiti tra lobi frontali, parietali e strutture sottocorticali legate alla regolazione emotiva. Questi processi sarebbero alla base dei fenomeni di conoscenza per intuizione improvvisa (“insight”).
Da quanto sopra consegue che in presenza di qualsiasi tipo di sintomo o disturbo psichico il cervello umano può invocare non solo l ricorso a funzioni mentali di controllo e autoregolazione a mediazione corticale sui processi patologici, ma anche la capacità di riflessività e consapevolezza globale, oltre alla possibilità di essere aiutato a ristrutturare degli schemi di pensiero - correggendo convinzioni errate - e a selezionare comportamenti opportuni in funzione di limiti e risorse. Inoltre, al di là della specificazione biologica correlata alla disfunzione di circuiti modulari , il sistema mente-cervello può muoversi alla ricerca di significati personali per le esperienze soggettive vissute e cercare di costruire valutazioni non distruttive e non paralizzanti, in modo da tendere verso forme di adattamento a situazioni e condizioni nuove o sfavorevoli. In questo difficile percorso di ri-costruzione e di ri-emersione dalla profondità della sofferenza, gli umani non sono lasciati soli a contemplare i pezzi meccanici del soma andati in frantumi, ma possono attingere alle sorgenti più profonde e insondabili della loro natura, che sono da un lato le risorse personali di coraggio, resilienza e creatività, dall’altro la coerenza con i propri valori e la dimensione affettiva della speranza e dell’attesa di eventi positivi, anche in termini di guarigione.
Conclusioni
Per concludere, un numero crescente di studi ha dimostrato che tanto le terapie farmacologiche nel breve e medio termine quanto gli interventi psicoterapici e psicosociali nel lungo termine sono altrettanto capaci di modificare la plasticità del cervello e di indurre cambiamenti strutturali e funzionali modificando l’espressività di geni specifici.
Tuttavia è auspicabile che per il futuro gli interventi neuro-psicoriabilitativi di matrice neurobiologica possano acquisire risalto ed utilizzazione sempre maggiore, essendo rivolti alla stimolazione, all’ inibizione o alla modulazione del funzionamento di processi neuropsichici disfunzionali e individuati come “target”, avendo potenzialmente una incisività diretta sulle alterazioni dell’hardware cerebrale.